Enoteca le case – Una stella a Macerata

Voto 16

L’Enoteca Le Case è aperta dal martedì al sabato solamente a cena, ma è il ponte di Ognissanti, e forse hanno fatto un’eccezione alla regola. Telefoniamo speranzosi e riserviamo l’ultimo tavolo a disposizione. “Mannaggia! Sono pieni, speriamo bene”. Una cucina e una sala troppo stressate non sono dei bei presupposti per iniziare una cena in un ristorante, ma queste paure si riveleranno vane. Appena si varca il grande cancello che delimita la tenuta della famiglia Giosuè si è colpiti dal grande fascino della struttura che ospita anche una spa e un secondo ristorante. All’Enoteca si respirano competenza, eleganza e classe: un ristorante che merita a pieno la sua stella Michelin.
Se volessimo fare un appunto, sotto questo aspetto, si potrebbe notare che nella sala i tavoli non sono sufficientemente distanziati, ma non ci fasciamo la testa per questo.
Il servizio è attento e garbato e contribuisce a creare un’atmosfera calorosa. Una giovane padrona di casa ci fa accomodare e, dopo esserci ambientati, ci viene gentilmente offerto un Borgogna dal perlage eccezionale, a cui la cucina abbina “l’orto nel piatto” (foto d’apertura), un’entratina spaziale a base di finocchio, con notevoli contrappunti vegetali. Commentatori attendibili avevano già descritto la sapienza con la quale lo Chef Michele Biagiola fa uso delle erbe, ma assaggiando questo piatto il concetto astratto e poco comprensibile si traduce magicamente in una nitida sensazione di piacere, generata dall’assemblaggio funzionale di erbe, fiori e frutti. Chapeu!
Il menù propone quattro degustazioni tra le quali spiccano una proposta vegetariana e una dei classici del ristorante. Molto interessante è la possibilità di assaggiare i piatti a mano libera aggiungendo 2 euro alla metà del prezzo di ogni portata. Non ci lasciamo sfuggire l’occasione di disegnare un percorso su misura e scegliamo come primo antipasto una patata lessa.
La patata nasconde un gelato di fagiolini e regala contrasti interessanti tra il calore del tubero e la freschezza dell’ortaggio. La coppa su cui viene servita non aiuta però il commensale a pescare contemporaneamente i due elementi – almeno in un primo momento – costringendolo ad alternare bocconi golosi a ricordi ospedalieri.
Si prosegue con una raffinata zuppa di seppioline, triglie e gamberi.
Il piatto, grazie alle cotture perfette e all’ottima materia prima, ha un notevole impatto, e la presenza del pomodoro giallo tardivo lo rende più complesso, conferendogli un gusto e un aspetto moderni.
Interessante anche la piovra cotta nel vino, rifatta arrosto al rosmarino.

Un piatto di grande gusto in cui nello stesso elemento convivono testure differenti: coriacea la superficie caramellata con i succhi della cottura, mentre il cuore del pesce ha una consistenza baumanamente liquida. Forse avremmo apprezzato l’aggiunta di una nota vegetale a sferzare la dolcezza complessiva del piatto.

La cena prosegue con tagliatelle aglio, olio, peperoncino e canocchie, realizzate in maniera impeccabile. Piatto che mette il sorriso, conducendo il commensale in un porto sicuro, grazie a una pasta cotta alla perfezione, legata come capita raramente con il lussureggiante crostaceo, sfiorato appena dal calore. Semplice ma intenso. La mia compagna, dopo avermi visto piroettare sulla sedia, non ha potuto fare a meno di ordinarlo, raddoppiando la razione dei primi.

Senza scomporsi minimamente per la richiesta inattesa, dalla cucina si materializzano ulteriori due portate, stavolta la mia scelta cade sugli spaghetti alla carbonara di quaglia, lardo ed erbe trovate.

Un piatto bello e buono. Dalla Francia un amico sensibile alle specialità italiane commenta la foto con un “Woooooo”,  e lo sussurro anche io dopo averlo visto, e mi ripeto dopo averlo assaggiato. Un uno-due da ko.
Come ogni tavola gourmet che si rispetti in carta campeggia una pietanza a base di piccione e non possiamo esimerci dal testarla. All’Enoteca il volatile prende il nome di “pistacoppu”, per questo è servito simpaticamente su una tegola.

Questa volta non ci strappiamo le vesti, ma il piccione è molto buono, con il petto cotto comme il faut, e la coscetta ripiena.
Per prolungare il piacere scegliamo un tiramisù dal cuore caldo. Un dolce interessante, anche se il nome lascia presagire qualcosa di diverso.

La cena si conclude con una simpatica piccola pasticceria.

Usciamo dal ristorante contenti, grazie alla bella degustazione e all’ottimo Kerner selezionato dal bravo somelier da una carta dei vini di straordinaria ricchezza e dai prezzi corretti.

Una cucina interessante che per diversi tratti ci ha emozionato; un’eccellenza del territorio marchigiano e non solo. In alcune circostanze però, le peculiarità lasciate intravvedere dall’incipit, e decantate dalle guide, sono venute meno; bizzarro, perché uno dei nostri timori era proprio quello dell’eccesso di erbe e fiori, che invece sono latitate. Stiamo parlando di sfumature, che però riteniamo importanti in un ristorante di questo livello. Come importante è stato il conto che avremmo preferito lievemente più basso, allineato ai ristoranti di pari categoria.

Alla carta 75 euro

Enoteca Le Case
Contrada Mozzavinci, 16
62100 Macerata
http://www.enotecalecase.it/

4 thoughts on “Enoteca le case – Una stella a Macerata

  1. Si sono pienamente daccordo su quanto hai scritto … conosco da molto questo ristorante e ne ho seguito le evoluzioni …. era grezzo senza idee particolarmente valide e con cadute spesso insopportabili … poi negli ultimi anni (ma secondo me dopo avere preso la stella) ha fatto il salto e ora ci siamo. NOn è cosi se parliamo dei suoi pari grado marchigiani sulla guida rossa. ( che sono semza dubbio pessimi). La sua cuica è più attenta e anche se distante dai virtuosismi “uliassistici” e non fredda e senza passione come quella “parinesca” vedo trova sempre di più la sua strada. Il ragazzo è giovane e ci puo riservare altre buone sorprese.
    Approposito .. mi vuoi dire che il piccione mangiato al Tiglio era piu buono di questo?

  2. questo e’ senza dubbio il ristorante del cuore per me. tutti i piatti non sono superiori al 17 ( il piccione 19) ma sui dolci deve ancora lavorare stiamo sul 14,5

  3. il mio 17 è stato confermato…. prossimo 3 cappelli marchigiano e mi aspetto la promessa per la seconda stella ….. il gambero gli ha tolto 2 punti ma se penso che uno sconosciuto e pessimo ristornate come saba ha avuto 79 piu del Tiglio vuol dire che sono proprio fuori strada ……….

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...