Madonnina del pescatore – Se i racconti su Moreno Cedroni non valgono una cippalippa…

Voto 17,5

Ho iniziato a scrivere questo racconto abboccando come una ricciola al tranello teso da blogger e commentatori di ogni sorta che, quando parlano di Moreno Cedroni, non possono resistere dal paragonarlo a Mauro Uliassi e viceversa. Come se i due fossero una di quelle vecchie coppie del cinema in cui ciascuno degli attori rinuncia a una porzione di personalità per aderire con maggiore efficacia all’altro. Qui però non siamo al cinema, e nonostante la passione tutta infantile che posso nutrire per Totò e Peppino, Stanlio e Ollio, Franco e Ciccio, parlerò della mia cena alla Madonnina del pescatore senza avventurarmi in improbabili parallelismi con altri cucinieri.
Si parte alle venti da casa. La mia pulzella è a lavoro, elegantissima. Per l’occasione uscirà in anticipo, odio mangiare troppo tardi. I cento chilometri che ci dividono da Moreno volano via in un lampo. La mia mente è fissa da giorni sulla costoletta di rombo di cui ho letto e sentito parlare talmente tante volte da essermi convinto di averla già mangiata. Non è così, e non vedo l’ora di farlo. Conosco apena la cucina di Cedroni per qualche puntatina al Clandestino e Anikò, ma la Madonnina è la Madonnina. Continua a leggere

Il Tiglio — Montemonaco Benvenuti in paradiso

Voto 16 ♥

Ho atteso giorni prima di decidermi a scrivere questo racconto, sperando che l’entusiasmo accumulato durante l’ultimo pranzo al Tiglio passasse, consentendomi di scrivere in maniera sobria e lucida. Invece l’emozione è ancora lì, presente in maniera ossessiva. Mi vedo costretto, quindi, a provare la strada inversa: scrivere per guarire dalla ubriacatura di piacere. Se facendolo, depositerò una piccola porzione di questa innocuo virus in ogni generoso lettore, me ne scuso fin da subito, ma avendovi avvertito del pericolo mi sento più libero di sfogarmi.
Il Tiglio è il ristorante che frequento con maggiore costanza e la motivazione è banalissima: mi piace da morire. Mi piace che le cene siano sempre appaganti, divertenti, sorprendenti. Mi piace che la qualità del cibo e la creatività della cucina siano una certezza. Mi piace trovare un servizio che non ha nulla da invidiare ai ristoranti più blasonati d’Italia. Mi piace che ad ogni visita ci siano sempre le stesse attenzioni, senza rilassamenti o cadute. E mi piace fare un’esperienza gastronomica così importante ad un prezzo tanto piccolo. Come direbbero i blogger più consumati: il ristorante di Enrico Mazzaroni è, senza dubbio, il luogo con il più elevato rapporto felicità/prezzo della storia. Continua a leggere

Il MOOD perfetto a Civitanova Marche

Voto 15

Avevamo visto quella vecchia capanna trasformarsi velocemente in un locale che, dall’esterno, poteva sembrare l’ennesima trovata modaiola della riviera. Abbiamo mandato qualche amico alla scoperta, per capire di cosa si trattasse e ci hanno restituito impressioni positive. Paolo Marchi ne aveva parlato solamente per il pane e salame (al cioccolato) servito a fine pasto, facendo crescere esponenzialmente la nostra curiosità. Così, un noioso giovedì invernale lo abbiamo fatto: siamo andati a Civitanova Marche e il risultato ci è piaciuto molto. Mood è stata una delle migliori sorprese dell’anno, è un’idea di rottura, nel design quanto nella cucina. Entrarci è una forma possibile di teletrasporto in una dimensione metropolitana. Nulla, all’interno, pare legato esteticamente e culturalmente alla riviera marchigiana. L’ambientazione è quella postindustriale e tutto, dalla cucina, al servizio, alla mise en place, professa coerenza all’idea originaria. Google ci dice che lo chef Massimo Garofoli è cuciniere che s’è fatto le ossa sulle spalle di giganti della cucina: Uliassi e Marchesi, e da questi maestri assoluti ha appreso la difficile altre di stupire e appagare, come solamente i grandi sanno fare. Continua a leggere

Mattia – San Benedetto del Tronto Impossibile fare senza

Voto 15  ♥

Se potessi esprimere un desiderio vorrei chiedere a Marco Cameli, chef del Ristorante Mattia di San Benedetto del Tronto, di trasferirsi a casa mia e cucinare per me i suoi piatti più gustosi e rassicuranti. Gli vorrei chiedere di emozionarmi con la cappasanta scottata nel lardo di colonnata su crema di patata vitelotte e foie gras. Oppure di farmi assaporare il mare con l’ostrica fritta in shock termico. Vorrei rimanere inebetito gustando il crostino di foie gras di mare e oliva taggiasca con cui ha vinto il premio per il “Miglior piatto” nel concorso per lo Chef  Emergente del Centro Italia. Se avessi una fame da lupi, invece, lo supplicherei di preparami i suoi celebri paccheri scampi e bottarga. Ma, non potendolo fare prigioniero, mi accontento di andarlo a trovare periodicamente nel suo ristorante, lasciandomi coccolare dalla sua cucina e dalle attenzioni della sua brigata.
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