Osteria di Monteverde – Romanità dal volto umano

Voto 13

La proposta gastronomica della capitale è imbarazzante. Mangiare decentemente è per molti una missione impossibile a meno che non si disponga di cospicue fortune da dissipare in tavole il cui prestigio è salatissimo. Se si hanno degli ospiti, perlopiù francesi, che giudicano le mani della propria moglie le più gentili di boulevard Saint-Germanin (ci siamo capiti?) occorre rimboccarsi le maniche per scovare un posto all’altezza, o quantomeno evitare le brutte figure.
Per quanto premesso, ogni opzione circostante l’Accademia dei  Lincei è prudentemente scartata, perché, come mi fa notare il buon Tarquinetti, “oramai a trastevere ci sono solo americani”, forse anche quelli che hanno comprato “a romaaaa”. Mi affido allora al vociare della blogosfera e riservo per otto all’Osteria di Monteverde.
Il locale si presenta bene, anche se il numero dei tavoli è eccessivo e rende  complicato ogni spostamento. Alle 21 l’osteria è già piena ma l’atmosfera non ne risente. Scegliamo una degustazione, otto piatti a scelta dello chef pescati tra proposte tipicamente romane e pietanze a base di pesce realizzate con il corretto principio di una moderata creatività.
L’unico inconveniente dell’intera serata sarà l’eccessiva lentezza del servizio, che viene parzialmente rinfrancata dalla competenza e dalla cortesia piaciona dei camerieri (forse propietari).
Dopo un goloso boccone di baccalà iniziamo il percorso guidato. Le prime cinque portate mi lasciano di sasso. Il livello è buono e le proposte sono inusuali per un’osteria romana.
Goloso il gambero avvolto nella pancetta, servito su patate al tartufo.
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I più esigenti lo definirebbero ruffiano, un modo gentile di dire paraculo, concetto che, almeno per quanto mi riguarda, associato alla cucina, non è affatto deprecabile. La grassezza del guanciale unita alla buona materia prima del crostaceo sono drogate dalla golosità della patata arricchita dal tartufo (la morte sua).
Interessante anche la tartara di palamita con julien di carciofi. Piatto leggermente rovinato dalla temperatura troppo bassa del pesce che rompe un equilibrio perfetto con un carciofo di notevole bontà.Immagine
Bel piatto il rombo su cavolo nero che strappa un sorriso unanime all’intero tavolo, compreso il buon parigino con il papillon, che inizia a dubitare del valore dei suoi pasti quotidiani. La materia prima è di ottimo livello e l’accostamento è in perfetto equilibrio.
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Dopo gli antipasti è il momento di una cacio e pepe memorabile (foto d’apertura). I tonnarelli sono cotti alla perfezione e il complicatissimo sosalizio tra pecorino, pepe ed acqua di cottura trova in questa preparazione la sua espressione più fulgida. Un piatto eseguito alla perfezione. Chapeau!
Si torna sulla terra con i deludenti paccheri del pescatore, in cui la sapidità delle cozze domina il piatto rendendolo monocorde.
A seguire tre preparazioni di terra con alti (l’ottimo guanciale) e bassi (l’anonima quaglia con salsa al gorgonzola).
L’eccessivo protrarsi della cena mi ha impedito di fotografare correttamente tutte le portate, per questo manca, tra le altre, la foto di un tiramisù troppo liquido con cui si conclude il percorso.
Nel complesso una buona cena che avrebbe meritato un voto maggiore se la qualità dei primi piatti fosse rimasta costante per tutta la degustazione, ma trattandosi della prima visita attribuisco un voto arrotondato per eccesso, confidando per il futuro in una maggiore coerenza delle preparazioni proposte.
Il conto è lieve, anche la carta dei vini ha prezzi più che onesti. L’atmosfera è quella allegra di un osteria, in cui però la delicatezza e la sobrietà del servizio influenzano positivamente anche gli avventori.
Assolutamente consigliato, potreste conquistare persino una buona forchetta d’oltralpe.

Degustazione 36 euro.

Osteria di Monteverde
Via Pietro Cartoni, 163
00152 Roma
www.losteriadimonteverde.it/

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