Mediterraneo @ Alba Adriatica – Mestiere, amore e fantasia

Voto 15

Seguire gli Chef sui social network è un atto di autolesionismo. Li cancellerò tutti dai miei contatti perché rischiano di farmi impazzire postando continuamente le loro nuove creazioni o recuperando maliziosamente qualche classico, con l’intento di ingolosire e, nei casi più disperati, eccitare il  malcapitato (ma anche il fortunato) che guarderà quelle foto.
Quando si verifica questa coincidenza, e lo dico per esperienza personale, il timer si accende. Una desiderio irrefrenabile si fa largo nella mente e subito prende lo stomaco in una morsa da cui sarà possibile divincolarsi solamente mangiando quel piatto. Avrai (al massimo) 48 ore di tempo per convincerti che fare 100 km in macchina non è pura follia. Dovrai spiegarlo anche all’altra malata che ti accompagna nelle tue forsennate imprese enogastronomiche, ma lei, non avendo visto le foto, dovrà concederti grande fiducia. Devi essere preparato al peggio: se qualcosa dovesse andare storto saresti l’unico colpevole: non lo chef, non il cameriere, non il maltempo, ma tu e solamente tu. Dovrai essere coraggioso per prenotare e partire.
Finalmente sei ad Alba Adriatica dove spadella Domenica Vagnarelli Chef del Ristorante Mediterraneo: una webchef da temere. Da un momento all’atro, mentre stai provando a scrivere qualche riga, o mentre stai consumando un insulso panino preparato senza alcuna pretesa, potrebbe pubblicare la foto che non ti aspetti. Potrebbe ammaliarti con qualche piatto da farti svenire. Peraltro il ristorante lo conosci, ci sei già stato, e sai che c’è da divertirsi. C’è un però, che ti rifiuti di valutare, ma che sta lì, a punzecchiarti, ad infastidirti, come un chiodo di garofano nel ragù: “vuoi vedere che stasera i piatti che ho bramato non saranno disponibili?’”.
A quel punto arriverà il bravo e simpatico direttore di sala al quale chiederai subito lumi su cosa bolle in pentola (anche se oramai si dovrebbe dire cosa cuoce nel roner….). Un patatrac: alcuni dei piatti tanto sognati nelle precedenti 24 ore, matematicamente non saranno disponibili. Vabbè allora ditelo…
Meglio non disperare perché il Mediterraneo è un ristorante vero, uno di quelli in cui varcando la porta non hai il timore di una serataccia. Quindi ti affidi alle mani gentili e talentuose della chef, senza temere.
L’entratina che arriva dalla cucina è tutto un programma, e pone l’asticella in alto. Si tratta di un hamburger che fa il verso al Mcdonald.
Al posto delle carni insapore del colosso americano, un battuto di totanetti, gambero e cipolla in tempura.
Divertente, perché deve essere mangiarlo rigorosamente con le mani. Buono, perché il pane è perfetto e la materia prima di ottima qualità.
Si prosegue con una carrellata di antipastini. Tartare di gamberi con salsa all’arancio e sorbetto di caipirinha.
Un crudo interessante. La materia prima è al top e l’accostamento non è banale.
Il passaggio successivo è quello meno esaltante.
Ci saremmo aspettati di più dalle tagliatelline di seppia di uliassiana memoria, invece comunicano veramente poco, mentre il salmone marinato con agretti e mela verde mette in luce una buona materia prima, ma nulla di più. Il tris è concluso da un’ostrica nature. Tutto corretto, ma la chef sa fare molto meglio. Lo si capisce immediatamente dopo con l’insalata di mare tiepida.
Le seppie e il gambero sono cotte a bassa temperatura e servite con asparagi croccanti. Quello che rende il piatto interessante non la cottura, che evidentemente lascia inalterato il sapore e la consistenza del pesce, ma la temperatura di servizio grazie alla quale il piatto acquisisce maggiore eleganza e importanza.
Rullano i tamburi quando ci viene servita la panzanella di crostacei.
Un piatto così dovrebbero essere obbligatorio nei menù di ogni buon ristorante d’Italia. Al Mediterranno va fatto il plauso di inserire una portata così ricca in una degustazione guidata. Viva la serietà! Viva il piacere! Inutile raccontare un piatto dalla semplicità travolgente il cui la materia prima è tutto, e il lampo di genio è la panzanella alla base del piatto che si arricchisce piano piano dei succhi dei crostacei che vengono spazzolati.
Alla fine, da un lato si accumulano le carcasse, mentre nel piatto di portato resta la possibilità (in realtà trattasi di dovere morale) di fare una scarpetta da urlo grazie al pane leggermente croccante, ai pomodorini e al sedano. Rinfrancante.
Pensi di aver raggiungo la vetta più alta della serata, ma la soddisfazione più grande è  accorgersi che ti stai sbagliando.
Appare la chef con in mano un piatto che emana fumi e mistero.

Non è il pentolone di Gargamella. Qui non ci sono puffi da bollire. Il pentolone viene messo opportunamente da parte per una più interessante cottura a bassa temperatura grazie alla quale la palamita incanta.

Una versione pensata e ripensata di un brodetto di mare. Alla base del piatto i due elementi essenziali della ricetta tradizionale, pomodoro e peperone, che vengono addensati e concentrati facendoli colare..
Il fusilloro Verrigni sta lì a godersi la scena, ma è un elemento superfluo.
Il piatto – presentato alla oramai notissima festa di Vico, dove era stato presentato lo scorfano – mette in luce la tecnica, la passione e il grande studio della cucina. Sapori netti e concetrati, che stimolano il palato e la mente. Proprio come si dovrebbe. Forse anche l’affumicatura contribuisce alla riuscita complessiva, ma rimando ad una ulteriore visita la conferma.
Si conclude con un must del ristorante, che apprezziamo, anche se il livello, rispetto alle precedenti preparazioni è differente.

Nella parmigiana di polpo scompare in favore di un piatto che fa della grassezza la sua arma di seduzione. Una proposta rustica in un contesto di grande raffinatezza e delicatezza. Non è una preparazione espressa, e si sente.
Purtroppo la zuppa di mare fredda non è disponibile, per questo scegliamo di assaggiare due primi piuttosto che dedicarci a delle proposte, di sicuro piacere, ma dalla concezione più tradizionale.
La scelta è ottima. Con i primi piatti il livello sale ulteriormente.
Gli spaghetti trafilati in oro Verrigni, acciughe spagnole costa vasca e pane croccante d’ambrosio sono una goduria infinita. Il piatto è realizzato con una emulsione delle alici e arricchito con delle molliche croccanti che conferiscono consistenza. La sapidità è ben controllata e il piatto risulta convincente. Un primo da incorniciare.
La grande mano si riconosce anche nella più suadente amatriciana di pesce. Cottura della pasta perfetta, mantecatura invidiabile, e il pecorino di Pienza stimola la commozione. Gli amanti dell’amaro, dell’acidità e dei fiori lo definirebbero un piatto ruffiano. Ma i discendenti diretti di Archestrato da Gela si alzerebbero in piedi ad applaudire.

Ne mangeresti fino a stramazzare al suolo, ma l’etichetta lo vieta categoricamente…
La carrozza sta per trasformarsi in zucca, così beviamo un ottimo café Panama, e ci congediamo.

La carta dei vini, dalla quale peschiamo su imbeccata un pecorino Faraone, è interessante, come il pane (e non è cosa da poco). Sui dolci lo sforzo di fantasia dovrebbe essere superiore.
Quello che distingue un grande ristorante è la capacità di ogni sua componente, umana, materica o inorganica di comunicare sicurezza, precisione, qualità. Al Mediterraneo tutto questo si realizza magicamente. La location non è indimenticabile, ma la mise en place, il menù articolato e moderno,  le ottime materie prime, il servizio molto professionale, sono indicatori di grande classe e maestria che fanno da corollario al lavoro di Domenica Vagnarelli: una cuoca con la C maiuscola. Conosce il suo mestiere, ha fantasia, esperienza. Nonostante l’alto livello raggiunto, la voglia di migliorare e di sperimentare non è esaurita, anzi, sembra che in questo periodo sia ancora superiore.
Mangiare al Mediterraneo regala sempre grandi soddisfazioni. Per il mio modesto avviso, la guida Michelin dovrebbe far fare un salto di qualità a questo ristorante, che meriterebbe un alto riconoscimento.
La prossima volta se non trovo tutti i piatti sbatto i piedi a terra come i bambini😉

A me mi piace!!!

Per un pasto completo euro 55-60 (b.e.)

Ristorante Mediterraneo
Viale Mazzini, 148
Alba Adriatica
http://www.ristorante-mediterraneo.com/

3 thoughts on “Mediterraneo @ Alba Adriatica – Mestiere, amore e fantasia

  1. Questo ristorante mi piace… Nel senso della cucina …naturalmente…tutto e’ sempre corretto le materie prime sono sempre di grande livello e forse la voglia di non strafare premia .. Non penso pero che sia superiore ad Aurelio a cui hai attribuito mezzo punto di meno…

  2. Confermo che il livello è simile. La visita da Aurelio è stata fugace e il giudizio espresso si basa su tre semplici piatti (eseguiti bene). Tornerò appena possibile a Porto San Giorgio per aggiornare il mio giudizio. Mi pare però che Domenica Vagnarelli abbia una maggiore (e naturale, vista l’età) propensione alle evoluzioni tecniche e di gusto. Ribadisco, non è che un’impressione.

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