Galileo a Civitanova Marche – Lecito aspettarsi di più

Voto 12,5

Mattina di fatiche intellettuali, tra divani Luigi XVIII e tavoli provenzali. La gentile signora che ci guida nella scelta degli arredi, dopo 3 ore non stop, nota la mia stanchezza, e con la perfidia che solo le donne sanno maneggiare, vuole intimorirmi, ipotizzando che la mia dolce metà mi costringerà a mangiare al McDonald per essere subito pronti a continuare il giro. “Ma con chi pensa di avere a che fare?!”. Consulto un paio di guide sull’iphone e mi lascio il Mc alle spalle per dirigermi sul lungomare di Civitanova Marche dove abbiamo riservato un tavolo da Galileo. La Guida l’Espresso, con cui mi trovo sempre in grande sintonia, ne parla molto bene: è nella top ten dei ristoranti marchigiani. La nostra impressione, meglio dirlo subito, è molto diversa.
Siamo in uno chalet sul mare dove si cucina con maggiore gentilezza e notevole attenzione rispetto ai tanti dirimpettai, ma non siamo in un ristorante che lascia dei ricordi nella memoria. Sono certo che il fermo pesca ha influito notevolmente sulla qualità del nostro pranzo, quindi ogni valutazione va presa con le pinze, ma la sequenza degli antipasti che abbiamo mangiato è risultata scontata, sebbene quasi tutti i piatti fossero preparati in maniera corretta. Non ci sono stati guizzi, colpi d’ala, impennate, né nelle tecniche di cucina, né negli abbinamenti – che sono un mirabile tentativo di svecchiare delle preparazioni che la ristorazione della riviera conosce e ripete sempre identiche da decenni. Il risultato però non è centrato: le tecniche di cucina sono le solite, non c’è ricerca né voglia di sperimentare. L’unico sforzo viene fatto con degli accostamenti “inusuali” che in alcuni casi risultano pleonastici, se non addirittura controproducenti. è il caso delle vongole servite all’interno di un peperone. Il carattere deciso del vegetale umilia il sapore delle piccole e delicate vongole locali, come lo squacquerone che accompagna le seppie o il parmigiano che annienta le insipide mazzancolle. Nessun brivido, nessuna scossetta, persino poca, pochissima libido. La materia prima anonima, fatti salvi gli strepitosi champignon, non ha aiutato il lavoro della chef. Nel complesso il pranzo non ci ha convinto.
Ripeto, non è uno chalet come tanti. Il personale è preparato e attento. C’è un “sacchetto del pane”, un micro apetizer, un accenno di piccola pasticceria, una notevole carta dei vini. Ma queste cose non sono segni che denotano un grande ristorante, semmai sono la base da cui partire. Al di sotto di questo livello, francamente, resto a casa a mangiare una cucina di sicura soddisfazione, oppure mi faccio un panino con il salame di Passamonti o con il sontuoso capocollo di Doriano Scibé.
Scrivo con un filo di amarezza solamente perché sempre più spesso, se si evade dai soliti  ristoranti di cui ci si può fidare, la delusione è dietro l’angolo. E poi, anche se in ossequio all’insegnamento balzachiano non osiamo mai attribuire valore al vile denaro e viviamo come se ne disponessimo in quantità illimitate per dedicarci con devozione al puro piacere, in alcuni casi non si può fare a meno di notare che pranzare velocemente spendendo 80 euro, per dimenticare ogni piatto un istante dopo aver terminato il pasto, è perlomeno sconfortante.
I prezzi non sono alti, per carità. Anzi, il menù è di rara onestà. Ma la valutazione va fatta in rapporto alla qualità dei piatti mangiati e alla loro capacità di regalare piacere.
Le portate migliori sono state le buone tagliatelle al nero si seppia con sogliola e pomodorino disidratato, come anche la crema di patate con raguse. Le peggiori: l’insignificante tonno con melone, le anonime panocchie bollite e le miserrime alici scottadito (molto meglio nel cartoccio dei fritti). Discreto il semifreddo al varnelli.
Non dubito che in un periodo di pesca più favorevole Galileo potrebbe piacerci maggiormente, ma per il tipo di cucina che propone oggi, si adatta perlopiù a chi è alla ricerca di un ristorante tutto pesce dalla proposta rassicurante. Se, invece, si desidera qualche stimolo, sensoriale o intellettuale, le perplessità sono tante.
Morale della favola: alzo il telefono e prenoto da Massimo Bottura. Dopo tanti tentativi andati a vuoto sento il bisogno vitale di tornare a capire cosa significa mangiare in maniera emozionante, entusiasmante, indimenticabile.

La sequenza dei piatti:

To be continued…

Per un pasto completo sui 45 euro (b. e.)

Galileo
Lungomare Nord – concessione 25
62012 Civitanova Marche

2 thoughts on “Galileo a Civitanova Marche – Lecito aspettarsi di più

  1. da 15 a 14….. per l espresso ….. cavolo ….. ti stai facendo parco di voti ….. questo ristorante non ha mai convinto nemmeno me…..

  2. Ho apprezzato il tentativo di proporre una lunga degustazione di antipasti, ma pochissime sono state le preparazioni centrate e non scontate. Forse i risultati deludenti sono dipesi dal fermo pesca, sta di fatto che non è stata una esperienza positiva.

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