L’Arca @ Alba Adriatica – Divertirsi a tavola

Voto 14

L’Arca di Alba Adriatica è difficilmente assimilabile agli altri ristoranti abruzzesi in cui, tendenzialmente, la linea che si è intrapresa, e che apprezzo molto, è quella di una tradizione rivisitata in maniera corretta e intelligente. Ce ne siamo accorti nelle nostre visite in ristoranti come La Bandiera, Mediterraneo, Esprit. Luoghi in cui mangiare è un piacere assoluto grazie alla qualità delle materie prime con cui i bravissimi chef elaborano piatti che hanno un piede nella tradizione e l’altro nell’innovazione. Nel ristorante di Massimiliano Capretta l’aria che si respira è sensibilmente differente. L’atmosfera assomiglia di più a quella dei ristoranti metropolitani, e la sensazione non deriva solamente dall’arredamento total withe, ma da una discreta serie di particolari. Primo tra tutti il menù, che trasuda internazionalità. Ma anche il ruolo dello chef impressiona l’avventore locale che vedendolo frequentare con generosità i tavoli, si domanderà chi stia cucinando i suoi piatti in cucina. La risposta è semplice e resa trasparente dalla spaziale cucina a vista dalla quale è possibile scorgere il lavoro di una numerosa e preparata brigata, come capita di trovare con maggiore frequenza, appunto, nei ristoranti cittadini. Nella nostra ultima visita, ancor più che nella prima, questa percezione è stata fortemente influenzata anche da una serie di piatti contaminati da un tocco esotico, dovuto alla presenza nella cucina dell’Arca di un abile chef giapponese. Tutti elementi che ci raccontano l’anima aperta e porosa di questo ristorante coraggiosamente incline alla differenza, alle novità e alle contaminazioni.
La costante che abbiamo ravvisato nelle nostre due visite è quella di uno spirito giocoso e di una cucina divertente, che tenta di stupire e di offrire un’esperienza peculiare rispetto a quelle dei colleghi abruzzesi.
Quando lo chef arriva al tavolo a prende l’ordine gli diamo il mandato di farci divertire, e l’obiettivo è stato raggiunto pienamente.
Dopo lo spuntino con spuma di ricotta arriva in tavola un pane di rara bontà. 
Buoni i grissini e stratosferico il pane al grano saraceno. Deliziosi anche i panini al latte.

La degustazione è una carrellata di piatti a base di pesce. S’inizia con i fuochi d’artificio. Il carpaccio di scampo fa sentire le farfalle nello stomaco.
La  spuma allo yogurt e le scaglie di pesca risultano addirittura pleonastiche.
La tartare di spada con cipolla caramellata e salsa al cetriolo è molto buona anche se il riso, poco sapido, avrebbe forse avuto bisogno di una sferzata. Simpatica l’idea di dare croccantezza con una radice di loto fritta.
D’impatto anche il cocktail di crostacei con riso venere e maionese allo zenzero.
Meno convincente il polipo cotto a bassa temperatura con spuma di pomodoro e pinzimonio rivisitato, in cui il pesce risulta un po’ scarico, giocando un ruolo da attore non protagonista rispetto ad un’ottima e concentrata spuma al pomodoro.
Manifesto della cucina dell’Arca sono i calamaretti crudi da scottare su una pietra infuocata.
Il commensale diventa un piccolo chef e si diletta a completare il piatti. All’inizio l’effetto è sorprendente, ma poco dopo si avvertirà la mancanza di un accompagnamento per l’ottima materia prima proposta in chiave primitiva.
La variazione di alici è impeccabile e interessante l’abbinamento con una salsa di saké e soia.
Le fettuccine al nero di seppia con crostacei, seppie in due cotture, pane croccante e crema di mozzarella sembrerebbero un piatto indimenticabile. In realtà non ci convince pienamente.
La mozzarella calda ha un gusto che non ci piace e tende a coprire i crostacei.
Divertente e buono l’hamburger di spada con nuvola di patate fritte e maionese alle ostriche.
Piatto succulento, leggermente tendente al grasso, ma di buon impatto.
Trascurabile invece il dessert(ino), un gelato alla mela con macedonia, dissonante rispetto alla complessità e all’importanza dei piatti che lo hanno preceduto.

Beviamo un caffè e lasciamo l’Arca convinti di tornare, per avere una terza e definitiva impressione su questo ristorante.
Non tutti i piatti ci hanno convinto, ma nessuno ci ha deluso. Ogni portata proponeva un elemento inaspettato, frizzante e inusuale. Ci siamo goduti una bella cena per oltre due ore. Forse l’evocazione della tradizione giapponese è risultata ridondante, qualche piatto non era nelle nostre corde, non tutti i sapori erano netti e persistenti, ma nel complesso e tenendo conto della visita precedente (leggermente superiore come soddisfazione) il nostro giudizio è molto positivo. Nessun piatto da capogiro, ma tante idee, tante novità, tanta passione.
Il locale è molto piacevole, la distanza tra i tavoli è corretta, il servizio è preparato e cortese, in controtendenza rispetto a quello che notiamo nelle nostre uscite abituali il ristorante, in un lunedì sera di ottobre, era decisamente affollato e frequentato da una clientela mediamente giovane. Segno evidente della fondamentale capacità di attrarre e conquistare un pubblico difficilmente conquistabile.
Il rapporto qualità/prezzo è onesto e si può mangiare anche carne, senza rimanere delusi.

Una bella realtà che vale la pena visitare.

La degustazione di mare euro 50 (b.e.)

L’Arca
viale Mazzini, 109
Alba Adriatica
http://www.arcaristorante.it/

2 thoughts on “L’Arca @ Alba Adriatica – Divertirsi a tavola

  1. di quelli che vogliono strafare …. secondo me molto ma molto piu convincente la sua quasi dirimpettaia che sicuramente piu semplie è sicuro piu convincente. sono molto daccordo con il voto che gli hai dato…..

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