Pascucci al Porticciolo – Tutto il mare di Fiumicino

Voto 15,5

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Piove, la strada ha un’aspetto poco rassicurante, il massiccio del Gran Sasso è avvolto in una foschia spettrale. Ci sono tutte le condizioni per pentirsi del weekend scelto per la fuga romana. D’ un tratto l’illuminazione. “Potremmo trovare ristoro da Pascucci al porticciolo!” che, rivolgendomi alla mia signora gentile, descrivo come un ristorante tutto pesce di cui ho sentito parlare bene. “Forse una stella michelin” controlla sulla guida. Lei riserva un tavolo per due. Dopo le insidie del GRA e della pontina arriviamo a destinazione. Fiumicino la ricordi solamente per i parcheggiatori che durante il periodo di ferragosto rivendono a qualche turista straniero il tuo posteggio lunga sosta riservato da mesi, costringendoti a una rischiosa e noiosissima girandola. Per il resto la cittadina sembra avere particolare fascino.
Entrando da Pascucci le cose cambiano. La sala da pranzo non è grandissima, ma accogliente. Probabilmente ci sono troppi tavoli, ma sarà l’unico dettaglio negativo di tutta la serata. Il servizio è una nota piacevole: attento e competente, molto educato e puntuale. Nel complesso la cucina non sorprende, ma risulta molto piacevole con alcune proposte di grande interesse.
Gradevoli le attenzioni iniziali:
grissini;
IMG_2962crackers alici, lamponi e bottarga;
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alice in tempura con salsa verde e julienne di patate.
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Il percorso  vero e proprio inizia con una tartare di palamita.
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Piatto molto semplice che vuole rievocare la tradizione francese accostando alla buona materia prima un uovo cotto a bassa temperatura, mostarda faite maison, e delle chips che danno anche un po’ di crunch.
I gamberi rossi al sale, profumi di erbe bruciate e agrumi sono il piatto della serata.
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Materia prima al top, profumo travolgente ed evocativo:i migliori gamberi della mia vita. Meno stupefacente, ma sempre preciso e buono il polpo con polenta bianca e  salsa di broccoli.
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I primi sono interessanti, anche se ci saremmo aspettati qualcosa in più dalle trenette Mancini aglio, olio e peperoncino con battutino di gamberi rossi al lime. Piatto suadente ed equilibrato, in cui il gambero, appena intiepidito dal calore della pasta, non restituisce in maniera nitida il sentore di mare e di iodio.
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Più complesso il riso al nero, ostriche e whisky torbato.
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Dobbiamo scappare per recuperare all’aeroporto un romano de roma rientrante da Parigi, quindi saltiamo le portate principali – che aveano aspetto e prezzi invitanti – e beviamo un ottimo caffé frasi accompagnato da una discreta piccola pasticceria.
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Ma prima di indossare le giacche e scappare, lo chef ci fa assaggiare il suo savoiardo all’azoto liquido, che ci strappa più di qualche sorriso.
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Impressioni buone per una bella cucina di pesce, equilibrata e ben pensata. Un grande ristorante italiano che mi pare abbia le possibilità per maggiori azzardi e sperimentazioni. Vedremo nel tempo se ci saranno evoluzione, intanto è già una meta obbligata per chi ama il pesce.

Alla carta 70 euro

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