28 Posti – Milano ogni volta che mi tocca di venire mi prendi allo stomaco, mi fai morire…

Voto 11

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Diciamolo subito, si spende molto, i piatti hanno qualche difetto tecnico e peccano di originalità. Perché  lo segnalo? Perché tutti meritano una seconda occasione, specialmente se si è ancora in fase di rodaggio e si sta cercando la propria strada. Perché in un rapido pranzo, scegliendo alla carta, ho avuto alcuni fugaci piaceri. La materia prima, ad esempio, è di livello. La cucina si muove in maniera professionale, l’ambiente non è disprezzabile. Certo, in zona, al momento, si possono fare scelte di gran lunga migliori a prezzi più corretti. Ma concediamo del tempo a questa nuovissima apertura, la chef Caterina Malerba potrebbe riservare qualche piacevole sorpresa.
Ieri, unico ospite in sala, ho assaggiato un pane palesemente riscaldato. Diverse farine, differenti sapidità, ma la stessa consistenza coriacea.

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Dopo quasi trenta minuti di attesa (che sarebbe stato gentile inframezzare con un amuse bouche) arriva il primo piatto ordinato: tortelli liquidi con seppia e il suo nero, trippette di baccalà, molluschi ed essenza di cipolle.

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Il nome lasciava presagire un piatto goloso e d’impatto. L’impatto (visivo) effettivamente c’è, ma il piatto è toppato. La sfoglia dei tortelli è spessa e invadente, mentre l’essenza di cipolla è troppo timida per bilanciare l’intensità dei molluschi. E poi, troppi ingredienti che si perdono in una confusione complessiva che ammicca più ad una stolida opulenza piuttosto che a una intelligente precisione.
I cefalopodi sono invece un buon piatto.
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Tre versioni, tre consistenze, tre tecniche. Il polpo è cotto a bassa temperatura e ripassato rapidamente in griglia, abbinato a degli spinaci appena scottati, fa il suo. La seppia con la julienne di verdure è resa interessante da una glassatura alla birra. Il calamaro ha un ripieno di burrata e pomodoro ed è accompagnato da una crema di patate. Un piatto che non emoziona, ma che si lascia mangiare con piacere.

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Il dolce è un tonfo. Probabilmente il piatto più deludente: un biscotto sbriciolato unito ad una crema non eccezionale, accolgono una sinfonia di frutta difficile da mangiare e sovrastata da una calotta di caramello come solo negli anni Ottanta. Si alza la glicemia solo a guardarlo! In questo mappazzone si salva solamente un ottimo sorbetto alla fragola.
Buono il caffè, anche se non sono più abituato a berlo senza un abbozzo di piccola pasticceria (ma si tratta di un mio personalissimo vizio!)

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Si esce spendendo uno sproposito per quello che si è mangiato e ciò non aiuta a giudicare serenamente un ristorante che, per il livello di cucina espresso, dovrebbe di molo ridimensionare le proprie pretese. Soprattutto perché, nel raggio di 50 metri, ci sono due o tre ristoranti di alto livello, da cui 28 Posti è ancora molto distante.
Accoglienza gentile, servizio simpatico e garbato, passione,  una bella cucina a vista, una materia prima di qualità. Questi dovrebbero essere i punti di forza da preservare e valorizzare attraverso una cucina più precisa e qualche attenzione in più, che a certe cifre non guasta.

Alla carta 70 euro, degustazioni da 45 euro.

28 Posti
via Corsico, 1
Milano
http://www.28posti.org

3 thoughts on “28 Posti – Milano ogni volta che mi tocca di venire mi prendi allo stomaco, mi fai morire…

  1. Questo blog e’ palesemente influenzato da amicizie e inimicizie.
    Lo si percepisce da questa e altre recensioni che non sono assolutamente attendibili.
    Stendiamo un velo pietoso sul blog in se (qualità delle immagini e del layout grafico), l’autore non ha nessuna autorevolezza per parlare di cucina ed esprimere giudizi critici sui piatti. 
    Trovo molto scorretto parlare male di un ristorante appena aperto con un progetto sociale importante alle spalle e una cucina di livello molto buono.
    Sarei curiosa di sapere quali ristoranti ha apprezzato quest’ignoto critico dal momento che bacchetta persino Viviana Varese rimproverandole piatti poco equilibrati…
    Nessuna menzione sui ristoranti più buoni a Milano (come pont de ferr e innocenti evasioni), nessuna citazione sugli chef emergenti, salvo quelle che si riferisco alla cechia di amici. Il suo ristorante preferito a Milano e’ Fiore (via Savona 59), un posto veramente scadente, per non dire indecente, a cui credo mai nessuno abbia dedicato un articolo food… Basti dire che oltre ad essere un ristorante e’ un tabacchi che vende sigarette e che il proprietario ha un cane che gira libero per la sala.
    Se i suoi standard sono questi non mi sorprende che non apprezzi un altro genere di locali.

  2. Gentile Signora, come vede, nonostante la carrellata d’insulti lanciati alla cieca, ho pubblicato il suo commento dando voce ad una critica che, per la sua volgarità, avrei preferito bannare.
    Su 28 Posti ho espresso un giudizio personale che non vuole essere una stroncatura, ma la fotografia della mia esperienza a tavola. Se non fosse animata da uno strano livore, si accorgerebbe che metto in luce alcuni aspetti positivi del locale (le materie prime, la sala, la professionalità in cucina) e ne segnalo altri che ho trovato negativi. Ho voluto segnalare il locale, quindi lo credo meritevole di una visita, ma con delle riserve. Peraltro, nel racconto spiego che si tratta di una nuova apertura e come tale bisogna accettarne anche alcune defaillance. Mi auguro che la critica ufficiale o degli esperti più sensibili di me possano in futuro attribuigli il giusto giudizio. Stia tranquilla che dopo la mia segnalazione qualcuno farà un salto.
    Non ho ancora parlato del Pont de Fer, ristorante in cui pranzo abitualmente da anni, perché attendo di provarlo durante una cena e quindi con un menù più lungo, lo stesso vale per La Scaletta o per Un Posto a Milano. Ecco, tra questi ristoranti e quello recensito, a mio avviso c’è ancora un abisso. Viviana Varese mi piace molto, ne ho parlato per ben due volte sul blog (cosa che non ho fatto con nessun altro) non capisco cosa ha da obiettare se nella degustazione ho assaggiato piatti ottimi e altri meno. Fiore è segnalato sia dal Gambero Rosso sia dalla guida I Cento di Milano, studi prima di parlare. Quello che mi piace particolarmente è la modestia dei gestori, l’imbattibile rapporto qualità prezzo e il loro mestiere. Merce rara, mi pare di capire.
    Visto lo splendore della sue parole e la precisione tecnica dei suoi appunti, suppongo che lei sia una critica autorevole, quindi chiedo ammenda se con i miei racconti da modesto appassionato di cucina ho urtato la sua sensibilità, mi auguro non capiti più e mi sforzerò perché questo accada. Spero però voglia lasciare anche ai dilettanti la possibilità di esprimere dei giudizi sulle proprie esperienze, voi grandi professionisti godete già di molti spazi per esprimere il vostro gusto.
    Da ultimo, le rivolgo un invito molto personale: se le è possibile, non utilizzi più la parola food sul mio blog, questa è per me una cosa insopportabile, più degli insulti che mi ha rivolto, sarei costretto a non pubblicare il suo commento. Per me, l’eleganza è tutto, e la parola gastronomia è irrinunciabile.

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